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Stintino
Stintino

Il consiglio comunale di Stintino nei giorni scorsi ha approvato all’unanimità lo statuto delle Rete metropolitana del Nord Sardegna. Anche il piccolo comune costiero si aggiunge così alla lista dei comuni che hanno fatto proprio il documento che istituisce la nuova realtà amministrativa, come prevede la legge di riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna.

L’amministrazione comunale – è stato detto durante il consiglio – condivide i principi ispiratori della legge regionale e ritiene utile la stipula di una Rete metropolitana con comuni contermini e non, per una migliore organizzazione dei servizi e delle funzioni nonché per la promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale del proprio territorio.

«Stintino, così abbiamo condiviso con gli altri colleghi sindaci nel momento della preparazione dello statuto, avrà un indice ponderato dello 0,85 per cento – ha detto il primo cittadino Antonio Diana –. Il documento però prevede una serie di garanzie per i vari comuni sulla validità delle sedute, delle deliberazioni e del funzionamento dell’assemblea».

«L’importante – ha proseguito – è condividere le strategie e coinvolgere i territori, così come già abbiamo fatto anche in passato per tanti progetti che ci vedono protagonisti».

Fonte: www.andreabazzoni.it

Stintino
Stintino

Il piano urbanistico comunale di Stintino è stato pubblicato sul Buras. Dopo sette anni di lavori, viene sostituito il piano regolatore ereditato dall’amministrazione sassarese.

Il PUC di Stintino è esecutivo. L’avviso della sua entrata in vigore è stato pubblicato a pagina 9 del Buras, bollettino ufficiale della Regione Sardegna, numero 44, datato 1° ottobre 2015. Si conclude quindi ufficialmente l’iter di entrata in vigore ed è già disponibile, sul sito web del Comune di Stintino, la documentazione, con tutte le tavole, le schede, le relazioni e i diciassette progetti speciali.

Il nuovo PUC, il cui percorso arriva a conclusione dopo sette anni di lavori, manda così definitivamente in pensione il vecchio piano regolatore ereditato dall’amministrazione sassarese e che risaliva alla fine degli anni Ottanta. «Finalmente si conclude un lungo iter – afferma il sindaco Antonio Diana – e ci dotiamo di uno strumento fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio».

Quattro gli obiettivi del piano: ambiente, paesaggio e campagne da salvaguardare con politiche attive; patrimonio storico culturale; recupero degli squilibri territoriali, gestione dei cicli ecologici e sistema insediativo; energie rinnovabili. Obiettivi che sono stati analizzati e ampliati dall’ufficio del piano, durante tutti questi anni di lavoro, e che hanno portato a una pianificazione del territorio.

«Il PUC – riprende Antonio Diana – porta a uno sviluppo equilibrato, con un recupero armonico dell’esistente, quindi delle zone degradate» . Il sindaco, inoltre, ricorda come « questo Puc porta a una riduzione delle volumetrie sull’intero territorio comunale. Si crea, poi, un vero e proprio equilibrio tra le diverse vocazioni di Stintino, si contempera ambiente e territorio, si favoriscono le attività, lo sviluppo e il recupero dei vecchi mestieri in chiave moderna».

Sta proprio qui, secondo Diana, la forza dei progetti speciali che tendono a rafforzare l’identità del paese, «che vogliamo moderno, ma che deve mantenere la sua identità marinara e la sua storia lunga 130 anni, quindi consolidare la vocazione turistica», aggiunge ancora il sindaco.

Uno dei fiori all’occhiello del Piano è il progetto speciale “prima casa”. È considerato un tassello utile allo sviluppo delle politiche per la famiglia, per i giovani e per l’espansione anche demografica del paese . Un progetto che l’amministrazione sta già avviando nell’area dell’Ovile del mercante e che, in futuro, è previsto si realizzi anche a Pozzo San Nicola. E il piano un occhio di riguardo lo volge proprio alla borgata alle porte del territorio, dove sono previste piccole strutture ricettive e zone sportive.

Tra i progetti speciali quello sulla Pelosa e la salvaguardia della spiaggia. Un progetto che l’amministrazione farà partire dall’autunno 2016 e che, grazie ai finanziamenti del ministero e della Regione, consentirà di eliminare la strada asfaltata che ha tagliato a metà le dune.

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Stefano Schirmenti è il nuovo segretario comunale. Il consiglio comunale approva all’unanimità il rendiconto di gestione.

Il consiglio comunale di Stintino approva all’unanimità il rendiconto della gestione dell’esercizio finanziario 2014 che si chiude con un avanzo di amministrazione di 8.457.355,42 euro. Il patrimonio netto alla fine del 2014, invece, è di 19.669.664,18 euro. I numeri del rendiconto della gestione li ha illustrati il sindaco di Stintino Antonio Diana che ha fatto ricordato come sia stato «necessario un intenso lavoro da parte degli uffici comunali, soprattutto alla luce delle nuove modalità di redazione dei bilanci consuntivi e preventivi».

L’avanzo di amministrazione è quindi composto da oltre 5,4 milioni di euro da fondi non vincolati da poter utilizzare sia per le spese correnti che per investimenti, oltre 2,5 milioni di euro da fondi vincolati per opere pubbliche e 470 mila euro da fondi per il finanziamento di spese in conto capitale. Il bilancio ha avuto il parere favorevole della Ragioneria e del revisore dei conti.

«Anche per il 2014 il comune di Stintino si conferma comune virtuoso nello spendere le risorse – ha detto il capogruppo di maggioranza Gavino Scanoquesto grazie anche al lavoro svolto dagli assessori e nonostante si sente parlare sempre più di tagli ai comuni».

Stefano Schirmenti
Stefano Schirmenti

La seduta è stata anche l’occasione per la presentazione del nuovo segretario comunale, Stefano Schirmenti che sostituisce Giuseppe Bruno, recentemente nominato segretario comunale a Roseto Valfortore. Stefano Schirmenti, 48 anni di origini siciliane, sposato e con due figli, svolgerà 18 ore settimanali nel Comune di Stintino e 18 ore in quello di Ollolai. Per 18 anni è stato funzionario del Mef, alla Ragioneria dello Stato, è dottore commercialista e revisore dei conti. Da tre anni e mezzo lavora in Sardegna.

Fonte: AlgheroEco

Erano diversi anni che la spiaggia della Pelosa non si distendeva così. Quindici metri di sabbia davanti al chiosco, in effetti, sono uno scenario alquanto insolito, che riporta indietro la memoria di parecchi lustri. Tuttavia la foto di ieri potrebbe essere una cartolina effimera, perché il mare e le correnti si divertono a ridisegnare la fisionomia dell’arenile giorno dopo giorno. Il profilo dell’arenile è estremamente mobile, e metri cubi di sabbia traslocano continuamente da un versante all’altro.

Di sicuro l’amministrazione comunale ha contribuito a preservare la bellezza della spiaggia, perché nel 2003, quando il fenomeno dell’erosione rischiava di compromettere seriamente l’ecosistema, era corsa ai ripari. Aveva commissionato uno studio all’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram) del ministero dell’Ambiente investendo proprie risorse per quindici mila euro. Nei primi anni gli studiosi si sono concentrati sulla duna e sui suoi “movimenti” mentre negli ultimi anni hanno focalizzato le loro ricerche sulla spiaggia.

Sono stati usati strumenti e tecnologie all’avanguardia, come Gps, laser scanner, correntometri che hanno permesso di studiare gli spostamenti della spiaggia, le correnti marine, il vento. Sono sorte passerelle che trattenevano i granelli appiccicati ai piedi e alle scarpe dei bagnanti. Barriere di legno e di bambù a protezione delle dune, e dopo un anno ecco i primi risultati: le collinette di sabbia sono aumentate di volume e anche la vegetazione spontanea è ricomparsa.

Dal 2004 al 2010 sulla Pelosa sono stati stanziati 450mila euro, 150mila dei quali li ha messi in campo il Comune. Il 22 settembre scorso la Regione ha stanziato 3,5 milioni di euro che serviranno per smantellare la strada d’asfalto costruita a metà degli anni Sessanta che scivola come una rasoiata nel sistema dunale. Ma i fondi verranno utilizzati anche per rinforzare le barriere di legno e per estirpare la solita pianta grassa (non autoctona) che colonizza le nostre spiagge.

Fonte: La Nuova Sardegna

Il consiglio comunale di Stintino nei giorni scorsi ha detto sì al progetto di fattibilità sulla spiaggia della Pelosa. Con nove voti favorevoli e due astenuti (minoranza) è passata la pratica che adesso consentirà al Comune di procedere con il progetto definitivo ed esecutivo per l’eliminazione della strada della Pelosa che dovrà essere presentato in Regione per la Via, la valutazione di impatto ambientale.
Si avvicina quindi sempre di più il progetto di “chirurgia ambientale”, in grado di recuperare la spiaggia e riportare a patrimonio del sistema anche quelle dune a monte della strada e che potrebbero rappresentare il polmone della spiaggia.
Lo studio di fattibilità e il progetto preliminare è stato elaborato dall’Ati (che si è aggiudicata il bando di gara a valenza comunitaria) che vede uniti assieme lo studio di ingegneria Criteria srl di Cagliari (capofila), lo studio associato di ingegneria Prima di Livorno e la società cooperativa Ambiente di Carrara. Il progetto preliminare è stato presentato in un consiglio comunale aperto il 21 luglio scorso.

Spiaggia della Pelosa
Spiaggia della Pelosa

Il progetto presentato a luglio è arrivato a compimento di un percorso avviato dall’amministrazione comunale per il recupero della spiaggia gioiello del paese, e prevede la rinaturalizzazione delle dune e, lì dove necessario, anche l’esproprio di alcune aree interessate dal sistema dunale.
«Si tratta di un progetto da monitorare in maniera costante – ha detto il capogruppo di minoranza Alessandro Maggiolo nel suo intervento in consiglio comunale – perché non possiamo permetterci errori sulla Pelosa. Spero che questa amministrazione venga ricordata per quello che sta facendo e non per un errore sulla nostra spiaggia», ha concluso il consigliere.
«Si tratta di uno studio di fattibilità – ha precisato il presidente del Consiglio Gavino Pippia – non è un definitivo né un esecutivo, nei quali sarà necessario scendere maggiormente nei dettagli. Credo che l’amministrazione dovrà occuparsi di questo aspetto e lo farà».

Lo studio di fattibilità e il progetto preliminare
Lo studio di fattibilità e il progetto preliminare sono costati all’amministrazione stintinese circa 40mila euro. L’opera nel suo complesso invece ha un costo che, considerando l’Iva, supera i 16 milioni e mezzo di euro. E’ possibile che si possa procedere per stralci funzionali da importi più bassi (circa 5 milioni di euro), e il primo intervento al quale sta pensando l’amministrazione è quello che prevede lo smantellamento della strada asfaltata, a partire dall’altezza della spiaggia del Gabbiano sino alla spiaggia della Pelosaetta. Quindi ancora è prevista la realizzazione della viabilità alternativa lungo tutta la strada di Capo Falcone e il recupero del sistema dunale. A questa dovrà aggiungersi la necessaria ricostruzione della vegetazione. A monte, nella lottizzazione di Roccaruja, è prevista la realizzazione di un parcheggio in grado di ospitare circa 500 autovetture, un numero che comunque potrebbe essere rivisto anche in previsione di un possibile contingentamento degli accessi alla spiaggia. Sarà quindi un sistema di passerelle sopraelevate in legno a collegare la zona retrostante con la Pelosa e tutto il litorale dalla spiaggetta dell’Approdo sino al piazzale a nord che guarda l’isoletta della torre della Pelosa.
Le zone più lontane, lungo la strada di Capo Falcone, saranno collegate invece con un sistema di navette che condurranno i bagnanti sino all’accesso con le nuove passerelle in legno che sostituiranno la strada.

Gli studi dell’Icram (ora Ispra)
Grazie alle ricerche avviate nel 2004 con l’allora Icram (ora Ispra) della spiaggia gioiello del paese e della Sardegna si conoscono alcuni fenomeni e si hanno a disposizione dati importanti come quelli geologici, quindi la correntometria, la vegetazione, la topografia, lo stato ambientale e la mineralogia.
Nei primi tre-quattro anni gli studiosi dell’Icram si sono concentrati sulla duna e sui movimenti mentre negli ultimi due hanno focalizzato le loro ricerche sulla spiaggia. In campo sono stati messi strumenti e tecnologie all’avanguardia, con Gps, laser scanner, correntometri che hanno permesso di studiare gli spostamenti della spiaggia, le correnti marine, il vento. Un contributo notevole lo ha fornito la cartografia a disposizione, così come le fotografie aeree, anche “storiche”, realizzate da subito dopo la Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Un lavoro che ha visto inoltre una forte sinergia tra esperti dell’Ispra e università sarde, Sassari e Cagliari, e quelle di Firenze e Padova.
«Adesso sulle dune non ci sono più aree di erosione», avevano detto gli esperti dell’Ispra ad aprile 2010, in occasione del convegno sulla presentazione dei risultati degli studi, e a questo hanno contribuito le barriere frangivento e le passerelle installate nel 2006. Si è favorito la nascita di una nuova duna alla base del vecchio sistema dunale. Le piante sono ricomparse e hanno stabilizzato la duna.
Adesso si va verso quegli interventi di ripristino che potrebbero riportare la spiaggia all’aspetto originario e favorire l’equilibrio e il sostentamento delle dune.

Tre libri che tracciano la storia di un paese, che scavano all’interno della memoria e nell’identità di una comunità che tiene alle sue origini, che va fiera dei suoi uomini che con i loro mestieri hanno lasciato una traccia profonda. Una comunità pronta a tributare il titolo di “Stintinese doc” anche a chi del paese non è ma con Stintino ha un profondo legame. Il riconoscimento ieri è andato a Beppe Anfossi, erede dei proprietari della tonnara Saline e a Giaocchino Cataldo, ultimo rais della tonnara di Favignana.

(foto: Ufficio stampa Comune di Stintino)
(foto: Ufficio stampa Comune di Stintino)

Incontri Stintinesi allora, organizzati dal Centro Studi sulla Civiltà del Mare e dal Comune di Stintino, è stato proprio questo, un’occasione per valorizzare il territorio, il suo patrimonio materiale e immateriale, la sua identità. Al centro tre libri: Stintino tra terra e mare, atti del convegno omonimo svolto a Stintino un anno fa; L’ultimo rais della tonnara Saline, la storia di Agostino Diana pescatore di Stintino e Il pescatore di tonni. Al centro quindi un territorio e due persone, Agostino Diana e Gioacchino Cataldo.

E ieri sera alla presentazione dei volumi, nella sala consiliare del Comune di Stintino, c’era emozione e tanta commozione nelle parole e nei volti di chi era coinvolto in prima persona. A cominciare dal primo cittadino stintinese, Antonio Diana, nipote, figlioccio e compagno di pesca di Agostino Diana, l’ultimo rais della Tonnara Saline. Proprio a lui è dedicato uno dei tre libri fulcro della serata.

Di quest’ultimo hanno parlato Elisabetta Addis e Bernardino Fantini docenti dell’Università di Sassari. La prima ricordando con affetto il rapporto familiare che la legava al rais stintinese. Il libro racconta la vita di Agostino Diana che va in barca a lavorare con il padre «perché allora c’era bisogno, quindi il suo ingresso in tonnara e la scalata sino a diventare rais».

Il volume di circa 100 pagine, edito da Edes con all’interno numerose fotografie del rais, è stato scritto da Esmeralda Ughi, Ninni Ravazza, Salvatore Rubino, con la collaborazione di Gabriella Mondardini Morelli. Una prima parte è dedicata agli «interventi d’affetto», come li ha definiti Elisabetta Addis che ne ha scritto uno, quindi quello di Antonio Diana e di Beppe Anfossi. Segue quindi la storia di Agostino e un’intervista che lo stesso rilasciò a Gabriella Mondardini Morelli sulla Cooperativa dei pescatori, della quale Agostino Diana fu presidente negli anni Novanta. Nella seconda parte è Salvatore Rubino a raccontare la storia della Tonnara e dei suoi rais, mentre Ninni Ravazza sottolinea come il ruolo del rais, amato e rispettato, porti però ad essere soli, soli davanti al padrone della tonnara al quale si deve rendere conto degli insuccessi nella pesca. Ma i nomi dei rais risuonano in tutto il Mediterraneo, nomi da leggenda di uomini che sono diventati leggenda. Persone capaci di seguire i movimenti della superficie del mare – ha aggiunto Bernardino Fantini – per conoscere il movimento delle correnti sottomarine.

Emozione ha suscitato poi la presentazione del libro di Raffaele Mangano, Il pescatore di tonni, e ancor di più commozione la testimonianza dell’ultimo rais della tonnara di Favignana, Gioacchino Cataldo. “Il lungo”, “Nettuno”, il “gigante buono” capace di trasmettere a chi lo ascolta il fervore dei tonnarotti, l’emozione di chi il mare lo porta dentro perché è nato rais, la commozione e la disperazione di chi, padre di famiglia, non può neanche comprare un uovo di Pasqua ai propri figli perché la pesca è andata male e non ci sono incassi. Un uomo che i tonni li rispetta e li pesca perché sono vita, la sua e della comunità. Dall’alto dei suoi 2 metri d’altezza per 140 chili di peso, Gioacchino Cataldo affascina e piace alla platea stintinese. Al collo, come ciondolo incastonato all’interno di un cuore d’oro, il dente di uno squalo di oltre 5 metri di lunghezza e 2 tonnellate di peso da lui stesso catturato. Con la sua semplicità conquista il pubblico che lo applaude al termine del suo breve ma intenso intervento. E il suo è un sorriso sincero, di gioia che prorompe dietro la folta barba.

A presentare gli atti del convegno Stintino tra terra e mare invece ci hanno pensato invece gli storici Mauro Sanna ed Eugenia Tognotti.

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