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San Basilio
San Basilio
Il 15 dicembre saranno rivelati una serie di dati inediti sulla reliquia del santo. Sarà, infatti, presentato il progetto Bioarcheologico sulla reliquia del santo, che per l’occasione sarà esposta al Mut, a partire dalle ore 16.

A chi appartiene il cranio conservato nel reliquario di San Basilio a Oristano? Si tratta di San Basilio o di un altro santo? Quanti anni aveva all’epoca della morte? E dove è vissuto? A questa e ad altre domande si cercherà di rispondere giovedì 15 dicembre alle ore 17.30 al Museo della Tonnara di Stintino. Sarà, infatti, presentato il progetto Bioarcheologico sulla reliquia del santo, che per l’occasione sarà esposta al Mut, a partire dalle ore 16.

«È un mistero affascinante quello legato al reliquiario di Oristano – dichiara Don Francesco Tamponi, Incaricato Regionale Cei per i Beni culturali ecclesiastici e per l’Edilizia di Culto in Sardegna -, un’opera straordinaria che all’ultima analisi ha rivelato una serie di dati inediti». Il progetto ha preso le mosse nel 2013, quando i Padri Francescani del Convento di Oristano hanno chiesto una ricognizione del materiale scheletrico contenuto nel reliquario, con l’obiettivo di ottenere nuove informazioni sulla natura della reliquia e sulla sua origine. Se, infatti, la tradizione vuole che nel reliquario sia contenuto il cranio di San Basilio, una recente rilettura ha messo in discussione questa tesi, aprendo la strada a nuove ricerche.

Nel 2013 il microbiologo Salvatore Rubino, del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, e Luca Bondioli, responsabile della sezione di Antropologia e Archeozoologia del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, hanno effettuato una prima valutazione sul reperto, costituito da un cranio ben conservato.
«Analisi future permetteranno la scoperta di ulteriori dettagli: la data di morte, l’origine geografica e perfino la fisionomia» – spiega Salvatore Rubino, responsabile del gruppo internazionale di Bioarcheologia che svolge analisi sul Dna antico, e che, solo per fare un esempio, ha studiato il Dna di uno degli eroi di Mont’e Prama.

Illustreranno i risultati ottenuti finora e le successive fasi del progetto Don Gianfranco Saba, già Rettore del Pontificio Seminario Regionale Sardo e Iem – Istituto superiore scienze religiose Euromediterraneo, Don Francesco Tamponi, incaricato regionale Cei per i Beni culturali ecclesiastici e per l’Edilizia di Culto in Sardegna, e Luca Bondioli. Gli interventi saranno moderati dal giornalista della Nuova Sardegna Costantino Cossu e da Salvatore Rubino. Porteranno, inoltre, i saluti il sindaco di Stintino Antonio Diana, Andrea Montella, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Sassari e Maura Picciau, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Sassari, Olbia-Tempio e Nuoro.

Fonte: L’Alguer

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Nelle maschere del carnevale isolano l'identità dei sardi
Nelle maschere del carnevale isolano l'identità dei sardi

Nel presepe di Stintino, inaugurato nei giorni scorsi, sette sculture che riproducono le tipiche maschere di Mamoiada, Ottana e Orotelli.

Stanno seguendo un percorso condiviso per la tutela delle loro tradizioni. Un iter che deve condurre al riconoscimento dell’Unesco, perché le loro non sono soltanto maschere ma elementi della loro stessa identità “che si ritrovano nel Dna”. I Comuni di Mamoiada, con mamuthone e issohadore,  di Ottana, con boe, merdùle e sa filonzana, e di Orotelli, con il thurpo, vanno fieri delle loro maschere tradizionali e vogliono difenderle dalle “tante imitazioni che stanno nascendo”.

Lo hanno detto nei giorni scorsi i sindaci dei tre paesi barbaricini, Luciano Barone, Franco Saba e Giovannino Marteddu che a Stintino hanno partecipato al convegno “La maschera sarda, identità di un popolo”, organizzato nei giorni scorsi dal Comune e dall’associazione Il tempo della memoria al nuovo museo della Tonnara. I tre sindaci fanno squadra compatta e sulla questione della valorizzazione delle maschere tipiche dei loro paesi si muovono in piena sintonia.

“È facile identificarsi con le nostre maschere – ha detto Luciano Barone – osservandole si nota un intreccio di tempo e di culture”.

“Stiamo affrontando un percorso condiviso – ha aggiunto Franco Saba – che porta alla tutela delle tradizioni. Vogliamo, inoltre, portare il pubblico a interessarsi delle nostre specificità”.

“Ci stanno incoraggiando a proseguire su questa strada – ha chiuso Giovannino Marteddu – e a impegnarci a fondo nel cercare con cura tutte gli elementi e i particolari che richiede un riconoscimento come quello dell’Unesco”.

Al convegno, moderato dalla consigliera comunale con delega alla Cultura Francesca Demontis, ha partecipato anche Mario Paffi, coordinatore del Museo delle maschere mediterranee di Mamoiada che ha illustrato la rete museale creata nel paese barbaricino e che nel 2016 ha registrato circa 20 mila visitatori.

Gian Paolo Marras, artista e cultore della materia, ha illustrato le modalità di lavorazione delle maschere.

È stato Tonino Loi, invece, a presentare le sette sculture che rappresentano le maschere dei tre paesi e che, da quest’anno, faranno parte integrante del presepe a grandezza naturale che da nove anni viene realizzato nel periodo dell’Avvento.

Le statue di Francesco Cadeddu, il mamuthone, di Pietro Loi, l’issohadore, di Pietro Costa, il boe, di Giuseppe Corongiu, il merdùle, di Tonino Loi, sa filonzana, e quelle di Lello e Amedeo Porru, il thurpo singolo e i thurpos al giogo, sono state posizionate proprio nella prima parte del presepe allestito lungo tutto il porto Minori. Sono loro a dare il benvenuto al visitatore che accede da via Lepanto e che, nel percorso per raggiungere la capanna della Natività, prosegue lungo il pontile dove sono state sistemate le oltre cento statue a grandezza naturale. La capanna con la sacra famiglia è stata allestita nella piazzetta delle vele dove sono presenti anche altri personaggi.

È proprio questo il percorso che il sindaco Antonio Diana e gli ospiti del convegno hanno seguito nella serata inaugurale che ha visto Mtanios Haddad, monsignore della Chiesa cattolica greco melchita e rettore della basilica di Santa Maria in Cosmedi a Roma, benedire il presepe.

Il presepe è visitabile tutti i giorni, da via Lepanto al lungomare Colombo. Per agevolare le visite l’amministrazione comunale ha previsto la possibilità di parcheggio nella piazza dei 45.

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Dal dialogo la lotta alla radicalizzazione
Dal dialogo la lotta alla radicalizzazione

A Stintino la terza edizione del convegno interreligioso Dialogando.

Da una parte una richiesta all’Europa di aiuto e di maggiore attenzione alla situazione dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dall’altra parte la necessità di un dialogo più ampio, perché con la conoscenza, la cultura, si possono superare i fenomeni della radicalizzazione e del terrorismo. Questo in breve quanto emerso a Stintino, durante la terza edizione di Dialogando, il convegno sul dialogo interreligioso che quest’anno ha messo al centro dell’attenzione il ruolo che la religione e la società civile possono avere nella lotta alla radicalizzazione.

A fare da palcoscenico all’incontro, che per il paese è diventato un immancabile appuntamento nel periodo natalizio, è stato il nuovo museo della Tonnara. Qui si sono ritrovati esperti della materia per dare vita a due sessioni di lavoro che hanno concentrato l’attenzione su religione e lotta alla radicalizzazione quindi sul ruolo della società nella lotta all’estremismo religioso.

«Abbiamo ritenuto opportuno confermare la realizzazione di questo appuntamento – ha detto il primo cittadino di Stintino Antonio Diana – anche in coincidenza con l’allestimento del presepe che vuole rappresentare e raccogliere, sotto il segno della pace, le culture di tutto il mondo. Siamo convinti che il dialogo sia la chiave per il confronto tra i popoli e quello che avviene qui, anche grazie a questi incontri, può rappresentare un contributo per la nascita anche di strategie utili ad affrontare problematiche come l’estremismo e la radicalizzazione», ha concluso.

A portare i saluti dell’Università di Sassari e del rettore dell’Ateneo turritano è stato Salvatore Rubino che ha sottolineato l’importanza di iniziative come Dialogando e la necessità di una maggiore cooperazione, strada sulla quale ha detto il docente stintinese, peraltro il governo italiano si sta già muovendo.

Le religioni, è stato detto durante il convegno, devono essere come un ponte tra i popoli, un’occasione di incontro, di dialogo e superamento delle difficoltà. Ma a superare la radicalizzazione religiosa e il terrorismo deve intervenire anche una nuova politica europea, che guardi alla cooperazione e alla promozione dello sviluppo dei paesi del Medio Oriente. Cambiare la realtà dei giovani e avviare strategie che coinvolgano tutti gli Stati del mondo sotto l’egida dell’Onu. E ancora dialogare assieme, parlare di tolleranza per affrontare quel terrorismo che sta deformando l’immagine dell’Islam.

Al tavolo dei relatori, moderati prima da Amer Al Sabaileh, segretario generale del Mediterranean Gulf Forum di Giordania e poi dalla giornalista Valentina Porcheddu, si sono dati il cambio l’Imam libanese del consiglio Alto Druza Cheikh Nazibih Abo Ibrahim quindi Mtanios Haddad monsignore della Chiesa cattolica greco melchita e rettore della basilica di Santa Maria in Cosmedi a Roma e Faisal Mesleh presidente del Center of strategy relation in Libano. E ancora il rettore dell’Università di Tunisi H’maied Ben Aziza, il regista tunisino Mourad Ben Cheikh e Sergio Giangregorio dell’Istituto di ricerca sui rischi geopolitici.

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Una folla in cimetero tra tombe e loculi ornati di fiori

Stintino, in processione per rendere omaggio ai defunti
Stintino, in processione per rendere omaggio ai defunti

Ieri l’intero paese ha reso omaggio ai propri defunti. Il piccolo cimitero, situato in cima alla collina che sovrasta il borgo dei pescatori, si presentava ordinato e colorato dai tanti fiori che ornavano le tombe.
Gli stintinesi, tanti quelli presenti ieri, sono arrivati in corteo dopo una processione partita dalla chiesa parrocchiale alle 15. I fedeli in preghiera hanno seguito i membri della Confraternita della beata Vergine della Difesa che per l’occasione hanno portato lo stendardo della Madonna in campo nero.
Dopo una tappa al monumento dei caduti in armi, in piazza Municipio, e alle tre lapidi deposte sulla strada panoramica per ricordare i finanzieri morti in servizio, gli stintinesi si sono ritrovati nel piazzale del cimitero dove il parroco don Andrea Piras, ha celebrato la santa messa.

A conclusione della celebrazione eucaristica i fedeli hanno reso omaggio ai loro cari defunti e le due zone del cimitero, quella storica e la nuova, si sono subito affollate. Il Comune per agevolare gli utenti quest’anno ha messo a disposizione scope e palette per pulire le tombe e numerosi annaffiatoi.
Nell’ala nuova sono state realizzate alcune cappelle private e una prima serie di loculi. A separare l’ala storica del cimitero da quella nuova sarà una chiesetta che sorgerà al centro di uno grande spiazzo e dove sarà possibile celebrare le funzioni religiose. L’opera, per la realizzazione della quale è prevista una spesa di circa 200mila euro, è previsto debba essere appaltata entro la prossima primavera.

Il campo santo inoltre è diventato raggiungibile con maggiore facilità grazie alla realizzazione di via delle Frecce Tricolori che, inaugurata nell’estate del 2010, collega il parcheggio che sorge proprio all’esterno del cimitero. Qui è stato completato anche l’impianto di illuminazione e consente una migliore fruibilità dell’area di sosta per le auto che accedono dalla rotatoria del cimitero situata poco prima del distributore di benzina.
In mattinata il sindaco Antonio Diana, con gli assessori, si era già recato in cimitero per rendere omaggio agli amministratori e parroci stintinesi defunti, sulle tombe dei quali l’amministrazione comunale ha fatto deporre una corona di fiori.

Fonte: Stintino Notizie

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La ricorderanno come la festa che ha segnato il record della presenza dei vessilli, ben 30 provenienti da tutta la Nurra e uno addirittura da Osidda, paese di origine della priora Giovanna Pinna.
Si è conclusa nei giorni scorsi, con la santa messa e la processione per le vie di Pozzo San Nicola, la festa in onore del santo patrono della borgata. Una ricorrenza sentita nella piccola frazione alle porte di Stintino e che ogni anno mobilita tutti gli abitanti.
La festa è stata caratterizzata anche da una novità: non si è svolto infatti il tipico passaggio della bandiera al nuovo obriere. Il rito dello scambio infatti è stato rinviato al 6 dicembre, giorno in cui anche la Chiesa cristiana ricorda la figura del santo di origini turche.
La chiesa sulla piazza principale della borgata ha ospitato i fedeli provenienti da tutto il territorio comunale e non solo. Il parroco don Andrea Piras ha ricordato la figura di San Nicola e ha sottolineato il suo impegno e la sua fede.

Pozzo San Nicola, è record di bandiere da tutta la Nurra per la festa patronale della borgata
Pozzo San Nicola, è record di bandiere da tutta la Nurra per la festa patronale della borgata

Ha quindi fatto seguito la processione che ha visto i numerosissimi fedeli seguire per un breve tratto il simulacro del santo portato a spalla da quattro volontari. Il lungo corteo quindi ha fatto ritorno in chiesa e sul sagrato le bandiere delle borgate della Nurra si sono disposte a semicerchio per salutare l’ingresso della statua del santo. Un gioco suggestivo di colori e nastri che si sono abbassati e sollevati più volte per rendere omaggio al patrono.
Per l’occasione Luciano Orrù, che nel 2009 era stato l’obriere di Pozzo San Nicola, ha portato in processione la prima bandiera della borgata creata dalle sapienti mani delle donne di Pozzo San Nicola ben 60 anni fa.

A sfilare con le bandiere del territorio anche quella di Osidda, portata dal priore nuorese accompagnato da due donne con il tipico vestito del paese barbaricino.
In corteo erano presenti anche: la bandiera di Santa Maria del Regno di Tottubella, le due bandiere della borgata di La Corte con San Giovanni e San Cristoforo, quella di Maristella, quelle di San Gavino e San Costantino di Bancali, quella di Zirra di Baratz, di Stella Maris, tre della Pedraia, San Paolo di Biancareddu, San Giuseppe di Bacchileddu, due di Porto Torres, quindi della Landrigga e di Campanedda.

Del territorio di Stintino erano presenti: la bandiera della Beata Vergine della Difesa, San Pietro, San Lorenzo, San Silverio, Sant’Isidoro, Corpus Domini e le due di Pozzo San Nicola.
Ad accompagnare il santo, tra le autorità civili erano presenti il sindaco Antonio Diana e i membri della giunta con alcuni consiglieri.
A conclusione dei festeggiamenti il consueto rinfresco offerto dalla priora.

Fonte: Stintino Notizie

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