Archeologia

Reperti archeologici consegnati al Mut di Stintino
Reperti archeologici consegnati al Mut di Stintino

Un’anfora romana, con vasellame e piatti di epoca post medievale sono stati lasciati all’esterno del museo di via Lepanto.

Li ha lasciati all’ingresso del museo della Tonnara, forse colto da un senso di rimorso ma, probabilmente, con l’intenzione di restituire al paese un pezzo della sua storia più antica. Un’anfora di epoca romana, alcuni piatti, tazze, una brocca di epoca post medioevale sono gli oggetti che un anonimo ha lasciato nei giorni scorsi davanti all’ingresso del museo di via Lepanto.

Erano avvolti in stracci, alcuni erano adagiati in cassette di plastica mentre il pezzo più grande, l’anfora vinaria, lasciava intravedere soltanto il lungo piede. Sopra alcuni reperti un foglio bianco, un post-it con scritto sopra “reperti Pelosa”, per far sapere dove – chissà quando – fossero stati trovati. Su tutti le tracce inconfondibili del mare che ha lasciato segni di stratificazione.

Così, davanti all’ingresso del Mut li ha ritrovati il personale del museo che ha subito presentato una denuncia sia alla Soprintendenza archeologica e delle belle arti, paesaggio della Provincia di Sassari e Nuoro sia al Comune di Stintino.

Un totale di dodici pezzi. Un’anfora romana, dalle prime stime, presumibilmente del periodo compreso tra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo, quindi, sempre dalle prime ipotesi degli esperti del Mut, piatti e vasellame tipici di mense e di cambuse di navi di epoca post medioevale.

La notizia di questo ritrovamento è stata data al Museo sabato scorso, in occasione della conferenza “Mar Tirreno, incontri tra sponde opposte e storie diverse” che ha visto la partecipazione del soprintendente della provincia di Sassari e Nuoro Francesco Di Gennaro.

E così, a due anni dalla prima “donazione” quando, sempre all’ingresso del museo, erano stati fatti ritrovare numerosi resti archeologici, tra i quali spiccavano unancora in piombo del periodo romano e un pezzo, presumibilmente, di un sarcofago che portava in rilievo l’immagine di una Vittoria alata, adesso nuovi reperti vengono restituiti al patrimonio pubblico.

«Il museo di Stintino è anche questo – ha commentato il sindaco Antonio Diana – ci sta facendo riscoprire la storia antica di questo territorio. E ancora, muove le coscienze e fa restituire al patrimonio comune questi oggetti».

Questo tipo di gesti, quindi, «possono servire a far capire che portare via dai luoghi questi reperti è sbagliato – ha detto il soprintendente Francesco Di Gennaro – si tratta di mezzi di conoscenza che devono essere raccolti con metodi scientifici e contestualizzati nell’ambito del loro ritrovamento».

Il museo della Tonnara, così, si caratterizza per essere un presidio istituzionale in grado di svolgere un ruolo educativo. «È la seconda volta che portano reperti archeologici al museo – ha aggiunto la direttrice Esmeralda Ughi – le persone si rendono conto che il museo è un’istituzione pubblica e assumono la consapevolezza che questi oggetti sono beni pubblici e devono essere restituiti alla collettività».

Fornelli, dalle idee alla sua valorizzazione
Fornelli, dalle idee alla sua valorizzazione

A Cala Reale si è chiuso il workshop “Oltre il carcere” che ha fornito spunti per un riuso del compendio carcerario dell’Asinara

Il compendio di Fornelli come un libro di pietra, in grado di comunicare la storia, la coscienza dei luoghi e la memoria. Un posto da cui partire, con lo sguardo rivolto alla ricerca dei valori che può avere oggi per i giovani e per il futuro della stessa isola. Il workshop “Oltre il carcere” che si è chiuso oggi sull’isola dell’Asinara, organizzato dall’ente Parco e dal gruppo di ricerca Aimac del Politecnico di Milano a Cala Reale, ha voluto offrire un’idea di partenza per proporre un riuso e una valorizzazione dell’ex carcere di massima sicurezza che guarda il golfo dell’Asinara.

Un appuntamento nato con l’obiettivo di raccogliere idee e proposte, «grazie anche alle attività svolte dallo stesso Parco – ha sottolineato il vicepresidente Antonio Diana – che ha voluto condividerecon la Regione, il Ministero e il Comune di Porto Torres le linee programmatiche dell’ente». E tra queste proprio il recupero del «carcere di Fornelli che si candida a essere la porta sud del parco. Da qui – ha chiuso Antonio Diana – l’idea di organizzare dei tavoli di lavoro condivisi a più portatori di interesse proprio per trovare il meglio per l’isola».

Ecco allora che la base di partenza per un primo ragionamento è offerta dal piano del parco che, tuttavia, pone una serie di limitazioni proprio sulla gestione degli edifici che rappresentano la maglia carceraria dell’isola. Un piano nato nel 2010 che, come ha sottolineato il direttore del Parco Pierpaolo Congiatu, potrebbe anche essere modificato. «Così che – ha detto – si possa vedere quei luoghi come piccoli borghi», senza perdere il loro elemento principale e caratterizzante.

A fornire spunti potrebbero essere anche le buone pratiche avviate già in Europa, negli Stati Uniti ma anche in Italia. «Si tratta di riutilizzo di spazi – ha detto Marco Vannini componente del direttivo del Parco e docente universitario – non solo penitenziari, spazi di sofferenza come ospedali, ex manicomi, lazzaretti che oggi sono patrimonio controverso e che pongono gli stessi problemi». Questi, come il carcere di Fornelli e l’intero compendio gioca un ruolo importante «quello di costruire una coscienza critica del passato recente, ancora poco conosciuto – ha detto Francesca Lanz docente del Politecnico di Milano – un luogo che, con le sue tracce fisiche e materiali, deve essere utilizzato come punto di partenza per un percorso della memoria».

Un contributo al workshop è stato offerto anche da Federica Varenna e Marta Zilioli del Politecnico di Milano che hanno ripercorso in breve la storia del carcere di Fornelli. A chiudere la sessione mattutina dei lavori gli interventi di Mario Pittalis che ha portato l’esempio del recupero del carcere delle Murate a Firenze quindi quello di Isabella Inti che ha parlato di come si possa sperimentare vocazioni, reinventare immaginari non su ex carceri ma su comunità di cura.

I tre tavoli incentrati sul riuso temporaneo, sulla musealizzazione e sul riuso adattivo hanno posto l’accento sulla necessità di un intervento basato sul rispetto della memoria del luogo territorio e in stretta relazione con il territorio e i suoi attori. Un intervento che deve essere sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale e culturale e che deve essere in grado di supportare un turismo lento e consapevole e promuovere iniziative riflessive. Si punterà adesso a individuare e fissare alcuni punti chiave e linee guida cui ispirarsi per l’avanzamento del processo di progettazione intrapreso dall’ente Parco. Un processo riguardante un “patrimonio difficile” sul quale sarà importante esprimere un punto di vista costruttivo.

Al workshop hanno partecipato i componenti del direttivo del parco, rappresentanti delle istituzioni regionali e operatori economici.

Fornelli “Oltre il carcere”
Fornelli “Oltre il carcere”

Il 21 giugno all’Asinara un workshop organizzato dal Parco in collaborazione con l’Aimac del Politecnico di Milano.

 L’area di Fornelli inserita in un progetto integrato di sviluppo di interesse sovralocale, che considera l’isola dell’Asinara una risorsa strategica per lo sviluppo del Nord Sardegna. Un insieme di azioni che consentono all’ex carcere di Fornelli di diventare “la porta del parco”. Una visione non certo utopistica che potrà essere approfondita attraverso il workshop “Oltre il carcere”, in programma a Cala Reale il 21 giugno prossimo alle ore 10. L’appuntamento è organizzato dal Parco nazionale dell’Asinara in collaborazione con il gruppo di ricerca Aimac del Politecnico di Milano, sotto la responsabilità scientifica di Francesca Lanz e Marco Vannini. 

L’evento è aperto a tutti gli enti, le lstituzioni e i soggetti privati che vorranno apportare un loro contributo, idee e proposte, sul tema della valorizzazione dell’area di Fornelli.

Obiettivo dell’incontro è raccogliere idee e proposte utili all’elaborazione di un programma di riuso e valorizzazione dell’ex carcere di Fornelli.

Il workshop, che si terrà alla Casa del Parco di Cala Reale, vedrà la partecipazione di un selezionato gruppo di stakeholders e soggetti istituzionali con cui saranno discussi e valutati scenari di riuso e valorizzazione del complesso di Fornelli.

«L’idea – afferma il presidente del Parco Antonio Diana – è quella di dare all’ex diramazione carceraria di Fornelli una nuova vita. Nella sua trasformazione non perderebbe di contenuto storico ma si arricchirebbe di una serie di caratteristiche e servizi che potrebbero rendere il centro sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale e culturale; quindi in grado di supportare un turismo lento e consapevole».

Durante la mattina i contributi dei diversi relatori invitati a intervenire presenteranno il quadro storico-tecnico di riferimento e offriranno una panoramica di progetti ed esperienze di riuso, che costituiranno oggetto di riflessione e punto di partenza per i tavoli di lavoro tematici previsti per la sessione pomeridiana.

Tre i tavoli previsti, uno su “riuso temporaneo”, uno su “musealizzazione” quindi uno sul “riuso adattivo”.

I risultati emersi durante la giornata saranno quindi rielaborati e discussi dall’Ente Parco interagendo con un panel di esperti nel campo del restauro, della museografia, dell’architettura degli interni e dell’allestimento, della valutazione economica e della pianificazione territoriale e urbana.

Al termine del workshop verranno individuati e fissati alcuni punti chiave e linee guida cui ispirarsi per l’avanzamento del processo di progettazione intrapreso dall’Ente Parco. Un processo riguardante un “patrimonio difficile” sul quale tutti sono invitati a esprimere costruttivamente il proprio punto di vista.

 

AperiMut: Santa Filitica e il Golfo dell'Asinara
AperiMut: Santa Filitica e il Golfo dell'Asinara

Si affaccia sul mare, a una manciata di chilometri da Sorso. La sua è una storia lunghissima, che va dalla media età imperiale alla tarda epoca bizantina. L’insediamento di Santa Filitica è l’oggetto del prossimo appuntamento in programma al Museo della Tonnara di Stintino.

Elisabetta Garau, ricercatrice del Dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione dell’Università di Sassari, condurrà la platea alla scoperta delle ultime ricerche archeologiche. La conferenza, dal titolo “Fra terra e mare: Santa Filitica e il Golfo dell’Asinara”, renderà conto delle nuove indagini condotte dall’Università di Sassari in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro e con il Comune di Sorso e dirette da Elisabetta Garau.

In continuità con gli scavi condotti dalla Soprintendenza le ultime ricerche analizzano il rapporto del sito con il territorio del mare, con Turris Libisonis e si concentrano, in particolar modo sull’estensione del villaggio bizantino, ad oggi parzialmente messo in luce.

Sabato 19 maggio 2018 dalle ore 18:30 alle ore 20:00.

AperiMut: Si fa presto a dire garum!
AperiMut: Si fa presto a dire garum!

Museo della Tonnara di Stintino – sabato dalle ore 18:30 alle ore 20:30

Talmente buono che lo si poteva anche bere. Così Plinio il Vecchio, descriveva, nel I secolo dopo Cristo, il “garum”, usato dagli antichi romani come condimento. Una salsa di pesce che aveva bisogno di una lunga preparazione, come spiega Quinto Gargilio Marziale in una famosa ricetta. Ma se è sicuramente il prodotto di lavorazione del pesce più famoso del mondo antico, e anche il più apprezzato, il garum non è certo l’unico. A ricostruire la storia delle salse di pesce sarà l’archeozoologo Gabriele Carenti.

La conferenza, dal titolo “Si fa presto a dire garum! Spigolature archeozoologiche sulla salsa più famosa dell’antichità” è il primo degli appuntamenti archeologici della stagione 2018 del Museo della Tonnara, che negli scorsi anni ha accompagnato i visitatori in diversi viaggi nell’antichità, dalla Sardegna all’Austria, dall’Egitto a Palmira. 

A partire dalle fonti letterarie ed epigrafiche, Gabriele Carenti ricostruirà la storia del consumo di pesce, della sua conservazione e commercializzazione in età romana in tutto il Mediterraneo e oltre, fino ai confini dell’impero. Una ricostruzione possibile grazie al recupero di recipienti da trasporto e attraverso altri materiali archeologici relativi alla pesca e al consumo del pesce. Attestazioni di primaria importanza sono i resti ossei di pesce riportati in luce da numerosi scavi archeologici in tutto il mondo, in Asia Minore, Tripolitania, Mauretania, Spagna, Gallia, Italia, Dalmazia, solo per citarne alcuni. Particolare attenzione sarà data alla Sardegna, dove sono stati recuperati frammenti ossei che possono ricondursi alla conservazione del pesce sotto forma di salsa. 

Sarà anche possibile vedere i residui di garum esposti nella sezione archeologica del Mut, nel fondo d’anfora proveniente dal sito sommerso di Cala Reale, all’Asinara.

A Stintino luminari a confronto su tumori e malattie autoimmuni
A Stintino luminari a confronto su tumori e malattie autoimmuni

Lunedì pomeriggio al Museo della tonnara la seconda edizione del seminario di Microbiologia.

Gli scienziati di tre continenti si sono dati appuntamento a Stintino dove, lunedì 5 giugno, discuteranno di come le malattie infettive, l’immunità e lo stile di vita possano causare diversi tipi di tumori. Luminari dall’Italia, dall’Inghilterra e dalla Serbia quindi dalla Cina, dal Vietnam e dal Canada metteranno sul tavolo i loro studi, per un confronto sulla ricerca volta alla cura del tumore alla prostata e all’autoimmunità. Al centro dell’incontro anche la promozione di un programma di dottorato congiunto tra l’Università di Sassari e quella di Shantou.

L’occasione di questo importante meeting è la seconda edizione del seminario di Microbiologia organizzato al Museo della tonnara dal dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Sassari, con il contributo delle scuole di specializzazione in Microbiologia e Virologia, in Igiene e Medicina preventiva e del dottorato di ricerca in Scienze della Vita e biotecnologie. L’appuntamento ha ottenuto il patrocinio del Comune di Stintino e del Centro studi sulla civiltà del mare.

Tre le sessioni di lavoro del meeting che inizierà alle ore 15 con i saluti del rettore dell’Università di Sassari Massimo Carpinelli, del preside della Facoltà di Medicina di Shantou in Cina Dean Junhui Bian e di Salvatore Rubino, docente di Microbiologia all’Ateneo turritano e organizzatore dei seminari stintinesi. La prima parte del seminario sarà dedicata al tema delle infezioni e tumori, la seconda al tema infezioni e autoimmunità quindi l’ultima sulle antiche infezioni comparse in Sardegna e attualmente oggetto di studio da parte degli esperti dell’università sassarese.

Alcuni interventi si concentreranno sul cancro della prostata, una delle principali cause di morte negli uomini in tutto il mondo. Pier Luigi Fiori dell’Università di Sassari e la sua sua collega inglese Rachel Hurst della University of East Anglia discuteranno il rapporto tra cancro alla prostata e malattie infettive. Inoltre, Leonardo Sechi presenterà i dati che mostrano come alcuni microrganismi contribuiscano allo sviluppo di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla.

Dean Junhui Bian, preside della Shantou University Medical School, sarà a Stintino con una delegazione di scienziati e studenti cinesi per promuovere un programma di dottorato congiunto tra l’Università di Sassari e l’Università di Medicina Shantou. L’obiettivo del programma di dottorato congiunto è quello di promuovere una collaborazione internazionale per trovare le cure per il cancro alla prostata e l’autoimmunità.

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L'Asinara isola d'Europa

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Venerdì e sabato a Stintino un nuovo convegno per le Commemorazioni di pace: i profughi serbi e i prigionieri austroungarici nell’isola dell’Asinara durante la...

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