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Dietro una banale puntura si possono nascondere insidie più preoccupanti: malattie tropicali che, secondo gli esperti, potrebbero minacciare la salute. Il Centro antinsetti: situazione sotto controllo.

Pungenti e fastidiose, sono il tormento dei cagliaritani, loro nemici dichiarati arrivati a rimpiangere la Culex pipiens molestus di altri tempi. L’ultima arrivata, l’ Aedes albopictus , è una zanzara-tigre molto più odiata, aggressiva e in azione dall’alba al tramonto. Ormai la sua presenza, non solo a Cagliari ma anche nell’hinterland è così diffusa da creare grossissimi disagi agli abitanti, bersaglio di punture particolarmente pruriginose, oltre che scippati dei loro spazi verdi.

ALLARME-VIRUS Ma non è solo questo: dietro una banale puntura si possono nascondere insidie più preoccupanti. Tanto che l’entomologo Carlo Contini mette in guardia sui pericoli per l’uomo: «L’Aedes albopictus è un ottimo vettore di patogeni e virus, come la febbre del Nilo occidentale, il dengue e il chikungunya. Bisogna stare all’erta perché ormai queste patologie sono arrivate in Italia e nella vicina Corsica e prima o poi arriveranno anche qui. Sono una ventina i virus che possono essere trasmessi dalla zanzara tigre, ma questi che ho citato sono i più pericolosi e talvolta mortali». A far clamore, nell’estate del 2007, furono i 200 casi dell’Emilia Romagna, dove l’epidemia di chikungunya era stata importata da un immigrato indiano (portatore sano) che aveva contratto la malattia nel suo paese natale. «Per prevenire queste pericolose situazioni – spiega Contini, che con le zanzare vanta un lungo rapporto professionale, prima al Centro antinsetti e ora con l’istituto di parassitologia di Medicina – è necessario elaborare e attuare a livello regionale, con la collaborazione di tutte le istituzioni, un programma di lotta che riduca la densità della popolazione delle zanzare, sotto un livello critico. Finora sono caduti nel vuoto tutti gli appelli – ricorda Contini – per la costituzione di un organismo permanente di sorveglianza capace di controllare la densità delle popolazioni della zanzara e di intervenire il più rapidamente possibile ovunque venissero segnalati casi di infestazioni».

COMPARSA È già da qualche anno che Cagliari si ritrova a fare i conti con le aggressive Aedes albopictus, sbarcate in Italia dal sudest asiatico con l’importazione di pneumatici. La cronistoria è riassunta sull’ultimo articolo dell’entomologo pubblicato su “Parassitologia”: il 20 settembre 2006 il primo esemplare di zanzara tigre viene catturato nell’ufficio di una ditta in via Valsugana; 4 giorni dopo 4 adulte femmina vengono intrappolate all’Orto botanico. Da lì ulteriori segnalazioni, nel giardino di una villa di Teulada e ad Iglesias, dove una donna fu costretta al ricovero.

MONITORAGGIO Va da sé che il potenziamento della sorveglianza è obiettivo anche delle istituzioni. «Benvengano iniziative di questo tipo – dice il dirigente del Centro provinciale antinsetti Alessandro Sanna – al di là di tutto le campagne di prevenzione si sono mostrate efficaci visto che la zanzara tigre ci ha messo 20 anni per arrivare da noi, anche se sta pian piano colonizzando il territorio. I nostri disinfestatori svolgono un monitoraggio visitando le 20 postazioni esistenti in città, allo stadio, a Terramaini, a San Michele o al Brotzu, prelevando le trappole in cui le zanzare depongono le uova. Siamo sempre in contatto col ministero della Sanità che ci informa su casi di pericoli per l’uomo».

Fonte: L’Unione Sarda di mercoledì 29 settembre 2010, Carla Raggio

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Un nigeriano di 27 anni, con passaporto spagnolo, Friday Benjamin Brown, è stato arrestato dai Carabinieri dopo un inseguimento sulla “Carlo Felice”. L’uomo aveva ingerito 12 ovuli contenenti circa 250 grammi di eroina purissima, che sono stati trovati nel suo stomaco.

L’arresto è avvenuto dopo che ieri verso le 17, un’auto civetta della Compagnia di Cagliari, sulla Ss 131 all’altezza di Oristano veniva sorpassata da una Golf, con quattro persone a bordo, che viaggiava verso Cagliari ad alta velocità. I militari, insospettiti, hanno inseguito l’auto che prima ha deviato verso Sant’Anna di Arborea e poi nel tentativo di seminare l’auto dei carabineri, è finita contro un muro di recinzione. I quattro uomini, tutti extracomunitari, hanno tentato di fuggire a piedi nei campi, ma sono stati bloccati poco dopo dai militari e portati in caserma, dove Brown ha accusato forti dolori allo stomaco. Portato all’ospedale per accertamenti, dalla radiografia è emersa la presenza della droga nello stomaco. Per lui sono così scattate le manette per traffico di sostanze stupefacenti, mentre il conducente dell’auto, un cittadino di 33 anni della Costa d’Avorio, è stato denunciato per guida senza patente.
Fonte: L’Unione Sarda di lunedì 27 settembre 2010

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Il forcone infilzato nell’inguine. L’autopsia di Gianfranco Campus rivela nuovi dettagli sulla sua esecuzione. Dalla perizia del medico legale saltano fuori altri elementi: l’allevatore di Florinas è stato colpito e trafitto sotto la cintura dalle punte arrugginite del forcone che i suoi aguzzini hanno usato per ammazzarlo.

La novità arriva poche ore prima dell’apertura del processo avvenuta oggi nell’aula della corte d’Assise del tribunale di Sassari. E’ durata poco più di mezz’ora, la prima udienza del processo contro Angelo Garau, Gianluca Pittalis e Cristian Ciuca, i tre uomini accusati di aver ucciso l’allevatore di Florinas e poi averne occultato il cadavere, scomparso il 25 settembre dello scorso anno e ritrovato un metro sotto terra solo un mese fa. La famiglia dell’allevatore ucciso si è costituita parte civile. Prossima udienza il primo ottobre.
Fonte: L’Unione Sarda di martedì 28 settembre 2010

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L’accusa di duplice omicidio colposo e pericolo di naufragio è scattata subito e ieri pomeriggio al comandante della Moby Otta è stato recapitato anche l’avviso di garanzia. Un atto dovuto, fanno sapere dalla Procura di Genova, per scattare i primi passaggi dell’inchiesta avviata per accertare le cause della tragedia di domenica mattina.

Come mai il traghetto si è mosso mentre l’auto dei due turisti tedeschi (Philipp Habel, di 28 anni, e Melanie Starzynsky, di 29) attraversavano il ponte in ferro per raggiungere la banchina? Questo è il primo particolare da ricostruire e per appurarlo, il magistrato che coordina l’indagine (il sostituto procuratore Biagio Mazzeo) dovrà chiarire prima di tutto in che posizione fosse il comando di azionamento delle eliche. A quel punto si potrà capire se il traghetto si sia mosso per un’avaria o un errore da parte degli uomini che si trovavano in quel momento in cabina di pilotaggio. Ecco perché il primo nome iscritto sul registro degli indagati è quello di Giuseppe Vicidomini, il comandante della Moby Otta.

Questa mattina, intanto, il medico legale incaricato dalla Procura della Repubblica di Genova dovrà eseguire l’autopsia sul corpo dei due turisti tedeschi che sono morti davanti alle banchine del porto. Al termine di una vacanza di qualche giorno ad Alghero.

Tutto quello che è successo al momento dell’attracco del traghetto in arrivo da Olbia è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza del porto. Il traghetto si accosta alla banchina alle 9.10, mentre alle 9.13 le rampe toccano terra. Alle 9.16 gli autoveicoli cominciano a scendere dalla nave e alle 9.18 avviene l’incidente: si vede un’auto che procede in retromarcia che riesce a fermarsi mentre la Ford Focus con la coppia di tedeschi a bordo precipita in mare di punta. Alle 9.20 si vede la nave che torna indietro tirata dai cavi dell’ormeggio. Nel giro di un minuto scattano i soccorsi. Quando si sono accorti che la vettura stava precipitando, Phillip Habel e Melanie Starzynsky hanno cercato di aprire le portiere ma si è trattato di pochi secondi: l’auto è finita in acqua ed è stata risucchiata dalle eliche in moto. L’uomo è stato sbalzato fuori e subito recuperato, ma i tentativi di rianimarlo non sono serviti. La fidanzata è stata recuperata solo dopo diverse ore.

Fonte: L’Unione Sarda di martedì 28 settembre 2010

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