Non solo turismo, Stintino punta sulla cultura del mare

Non solo turismo, Stintino punta sulla cultura del mare

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Un museo, una biblioteca e il progetto di una Rete delle tonnare del Mediterraneo

Dal nuovo Museo della tonnara, alla Biblioteca del mare, al Centro di documentazione sulle tonnare e all’Archivio che coltiva il progetto di una Rete delle tonnare nel Mediterraneo, il mare attraverso cui hanno circolato civiltà, miti, uomini e merci, culture e conoscenza, attività e saperi. E’ un importante segnale quello che arriva dal Centro studi della civiltà del mare di Stintino: anche un piccolo centro può mettere in campo iniziative, idee, progetti per la valorizzazione dei beni culturali del territorio, sia materiali sia immateriali – come la cultura della pesca – rappresentativi di un ambiente e dei modi di vivere e di lavorare, di mangiare e di fare festa che vi si sono succeduti nel tempo e che ne hanno accompagnato lo sviluppo.

Una immagine di tonni nel Mediterraneo
Una immagine di tonni nel Mediterraneo

L’originalità di quest’approccio sta, da una parte, nell’aderire alla missione complementare della museologia nel nostro tempo, che è anche quella di tradurre raccolte e oggetti in esperienze efficaci sul piano formativo e culturale. Dall’altra nel coinvolgere la comunità viva per attivare e mettere in campo strategie, tecniche e risorse. Lo si è visto ai recenti «Incontri stintinesi» a cui erano presenti due rais, Agostino Diana della Tonnara Saline di Stintino e Gioacchino Cataldo, della più grande tonnara del Mediterraneo, quella di Favignana, nelle Egadi. Un luogo ideale, alla fine di maggio, per la procreazione dei tonni che in branchi, attraverso la grande corrente superficiale atlantica, arrivavano dallo stretto di Gibilterra a Biserta, in Tunisia, e da qui verso la Sicilia e le coste sud-occidentali italiane. Ma non è della mattanza — con il suo corollario di saperi e conoscenze – che si è parlato nella tavola rotonda dove sono stati presentati gli atti del convegno «Stintino tra terra e mare», curati da Salvatore Rubino ed Esmeralda Ughi, e il libro, a più mani «L’ultimo rais di Tonnara Saline: la storia di Agostino Diana pescatore di Stintino», oltre all’affascinante romanzo del giornalista-scrittore Raffaele Mangano, «Il pescatore di tonni», che, appena pubblicato, è stato già recensito da Repubblica e La Stampa.

I vari interventi degli studiosi hanno ricostruito, dall’antichità ai giorni nostri, la fisionomia di un territorio unico, la Nurra, fornendo un inventario dei siti archeologici, degli insediamenti, delle attività tra terra e mare, saline e pesca. La Nurra di dentro e la Nurra di fuori. Una «regione montuosa e marittima» per riprendere le parole del leggendario bandito Tolu (evocato da Gramsci in una lettera alla madre) che racconta la sua storia a Enrico Costa («Storia del bandito Giovanni Tolu raccontata da lui medesimo»). Quel territorio fa da sfondo alla sua latitanza, pur essendo tutt’altro che deserta, percorsa com’era da contadini, pescatori, spigolatrici, pastori, negozianti di grano e formaggi, eminenti cittadini sassaresi, tra cui, per dirla con Tolu «militari altolocati, magistrati, signori d’ogni genere, giornalisti» che vi si recavano per la caccia o diretti ai litorali. Il bandito si avventura con i pastori in lunghe perlustrazioni sulla costa, alla ricerca di quelli che chiama «i regali del mare»: tavole, antenne, attrezzi marinareschi, pennoni, avanzi di naufragi di barche distrutte dalle onde.

Perché il mare – scrive l’antropologa Gabriella Mondardini – è un elemento naturale non «domesticato, imprevedibile, pericoloso», che occorre «ingraziarsi» anche attraverso i rituali del battesimo delle barche, un evento centrale nelle società marinare. Hanno una storia speciale l’Asinara e Stintino, il borgo fondato dalle famiglie – provenienti da Camogli – residenti nell’isola dell’Asinara, destinata, nel 1885, dopo la grande paura del colera di Napoli, a ospitare una stazione sanitaria e una colonia penale. Anna Tilocca Segreti, già direttore dell’Archivio di Stato di Sassari e Soprintendente archivistico per la Sardegna, presenta negli atti un quadro delle fonti documentarie per la storia della Tonnara Saline e del centro, legati per più fili: dalle carte Decandia, dalle mappe dei terreni rurali, dal Sommarione dell’Asinara, dagli atti notarili, si può risalire alla storia del centro di Stintino.

La valorizzazione del patrimonio di cultura di questo pezzo di Sardegna è un segno di novità importante. E c’è da augurarsi che venga seguito da altre comunità. Dopotutto è stato Ulisse – e non Polifemo – a solcare il mare e a varcare la sfera del conoscibile, mettendo in campo astuzia e tenacia in una perenne sfida al confronto.

Fonte: Eugenia Tognotti, La Nuova Sardegna

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