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Dialogando

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Conclusa la quarta edizione di Dialogando che ha messo al centro le questioni della religione, dell’identità e della cooperazione.

Un ponte tra le comunità, una cooperazione per lo sviluppo tra i popoli e il dialogo interreligioso. E ancora, la necessità di investimenti in cultura, ambiente, sanità e integrazione sociale per sostenere i governi e le comunità e arrivare a condizioni di equità. Si è aperta su questi temi, sabato al Mut di Stintino, la quarta edizione del convegno internazionale Dialogando che ha messo al centro dell’attenzione le questioni della religione, dell’identità e della cooperazione tra l’Europa, l’Africa e il vicino Oriente.

Il convegno, organizzato dal Comune di Stintino con il contributo dell’Università di Sassari e dell’associazione il Tempo della memoria, ha colto nel segno ancora una volta e le testimonianze, alcune arrivate anche da terre di frontiera, hanno dimostrato un forte desiderio di confronto e di apertura. La voglia di abbattere il muro delle differenze e la volontà, pur nelle diversità e specificità, di costruire legami veri e di amicizia tra i popoli.

«È un piccolo contributo – ha detto il sindaco di Stintino Antonio Diana – che la nostra amministrazione vuole dare. Un’attività iniziata nel 2015 e siamo orgogliosi che questa prosegua con una forte risposta. Siamo convinti della necessità del dialogo continuo tra i popoli, perché da qui possono nascere quelle azioni di sviluppo, di cooperazione, amicizia e scambio economico, fattori cruciali per la pace e la prosperità economica».

GLI INTERVENTI DELLE AUTORITÀ. È stato il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau a sottolineare come ci sia bisogno di «luoghi di confronto come questo, dove i rappresentanti dei Paesi diversi, di culture differenti, gettano ponti di dialogo convinti che solo dall’integrazione, dal rispetto e soprattutto dalla conoscenza possano germogliare i semi di una società giusta». Per Ganau è importante far riferimento alle Carte costituzionali, ai valori fondamentali e, per coloro che sono religiosi, ai principi e ai dettami della fede. Il presidente del consiglio, infine, ha voluto citare come buona pratica sul territorio del Sassarese la proposta avanzata dall’arcivescovo di Sassari Gianfranco Saba di attivare proprio a Sassari un polo di alta formazione interculturale e interreligioso per la ricerca e la formazione specialistica. Un progetto che ha trovato la condivisione con l’Ateneo turritano, il Comune di Sassari e la Regione.

«Il progetto culturale e sociale in atto nel nostro territorio – ha precisato l’arcivescovo Gianfranco Saba – rappresenta un’opportunità per lo sviluppo umano e la crescita culturale. Sono certo che il sostegno proseguirà e che sia necessario dare un’accelerata, perché le sfide sociali non ci permettono ritardi, soprattutto nel Nord Ovest Sardegna». Un territorio che guarda a una redenzione sociale e che può trovare nella proposta dell’arcidiocesi turritana un progetto al servizio del bene comune e della Chiesa di Sassari. E sulla necessità di dialogo, l’alto prelato si è soffermato sulla relazione tra testi religiosi e al bisogno di rileggere le fonti. «È necessaria una rialfabetizzazione – ha sottolineato – perché si è creata una profonda ignoranza tra cattolici e musulmani. Allora, una nuova forma di dialogo è quella che ci consente di andare verso le sorgenti, riconoscendo le specificità di ciascuno, interpretando quello che ci accomuna».

Sulla questione dei giovani si è concentrato, invece, l’intervento del principe libanese Majid Talal Arslan, ricercatore in Scienze politiche e relazioni internazionali. «In Libano – ha detto – sono presenti divisioni che si identificano più dal punto di vista settario e che hanno elementi politici ed economici ancora più che religiosi». Ma quello che più preoccupa il ricercatore libanese è la problematica giovanile. «Molte persone che hanno preso parte ad attività estremistiche – ha proseguito – sono giovani». Per la maggior parte provengono da famiglie povere e disfunzionali. In piccola parte sono disoccupati e nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori sottopagati.

«La soluzione – ha aggiunto – potrà essere trovata nel consolidamento dei principi democratici. Le istituzioni devono accompagnare i loro interventi con investimenti di impatto, efficaci, che devono andare verso le necessità espresse dalle comunità locali». Questo anche per evitare che i giovani debbano trovare altrove il modo «di alleviare la sete di appartenenza e identità. Ecco allora, la necessità di un dialogo costante tra i giovani – ha chiuso – di ogni estrazione, di ogni religione, questo può essere l’approccio giusto per la realizzazione degli obiettivi».

Per l’ambasciatore italiano in Sudan, Fabrizio Lobasso, «alzare i muri vuol dire interrompere le comunicazioni quindi non comprendere il prossimo. Il contributo che oggi arriva da qui – ha concluso – è un esempio di diplomazia ibrida, che si realizza non per forza dall’attività statale ma arriva dall’associazionismo».

Due quindi i temi centrali della mattinata che hanno visto alternarsi numerosi relatori: da una parte la cooperazione per lo sviluppo tra i popoli e dall’altra il dialogo interreligioso e civile. E di cooperazione internazionale ha parlato l’assessore regionale agli Affari generale Filippo Spanu. Il rappresentante della giunta di Francesco Pigliaru ha ricordato il ruolo della Sardegna nel contesto geopolitico del Mediterraneo africano. L’Isola, che sostiene un approccio partecipato, sostenibile alle politiche di sviluppo, è parte di reti e relazioni con i Paesi del Mediterraneo dell’Africa sub-Sahariana. La Sardegna, poi, in tema di migrazioni ha l’obiettivo di lavorare sulle cause profonde delle migrazioni che – è stato detto – non deve essere la riduzione dei flussi, quanto piuttosto fare della migrazione una scelta per chi la sceglie e un’opportunità per chi ne è destinatario.

LE SESSIONI DEL CONVEGNO E GLI OSPITI. La prima e la seconda sessione quindi, “Il Sudan come modello di cooperazione allo sviluppo” e “Il Libano come modello interreligioso”, moderate da Piero Cappuccinelli e dall’arcivescovo Gianfranco Saba, sono state dedicate ai rapporti tra la Sardegna, il Libano e il Sudan al fine di individuare nuovi spazi di cooperazione allo sviluppo. Al tavolo dei relatori si sono alternati l’ambasciatore Fabrizio Lobasso, Abdalla Ali Mohammed Hamad rettore dell’Università di Kassal in Sudan, Federico Chiodi direttore dell’Aispo e Salvatore Rubino docente dell’Università di Sassari e responsabile dei progetti di cooperazione in Sudan.Quindi ancora, il vescovo di Beirut Youhanna Jihad Battah, il presidente della Syriac Legue in Libano Hbib Edmond Ephrem quindi il direttore del consiglio direttivo del Council of resarch and strategic studies Faisal Mosleh.

La sessione pomeridiana, moderata da Graziano Milia e dal titolo “Identità religiose e culturali tra conflitto e cooperazione in europa”, è stata dedicata ad alcuni aspetti della cultura sarda che la pongono in relazione con la vicina Corsica e con le altre regioni dell’Unione europea. A darsi il cambio al tavolo dei relatori, lo studioso Alberto Mario Carta che ha parlato di gemellaggi tra città e networks, Paolo Botta che ha illustrato le attività della Fondazione Hymnos, quindi monsignor Paolo Manfredi della diocesi di Mainz che ha parlato della Settimana interculturale, Antonio Remiddi che si è concentrato sul modello di dialogo inter-universitario nella transizione democratica. A questi si sono aggiunti Ioannis Korinthios e Antonio Zedda che hanno parlato della diaspora greca nella storia moderna, quindi ancora Aziz Pollozhani dell’Università di Skopje sulla gestione della diversità etnica e culturale.

A chiudere gli interventi è stato Quirico Migheli dell’Ateneo turritano che ha presentato il corso di laurea in “Sicurezza e cooperazione internazionale”.

A concludere l’importante incontro internazionale è stata la passeggiata inaugurale al presepe a grandezza naturale che quest’anno è arrivato alla sua undicesima edizione.

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Nelle maschere del carnevale isolano l'identità dei sardi
Nelle maschere del carnevale isolano l'identità dei sardi

Nel presepe di Stintino, inaugurato nei giorni scorsi, sette sculture che riproducono le tipiche maschere di Mamoiada, Ottana e Orotelli.

Stanno seguendo un percorso condiviso per la tutela delle loro tradizioni. Un iter che deve condurre al riconoscimento dell’Unesco, perché le loro non sono soltanto maschere ma elementi della loro stessa identità “che si ritrovano nel Dna”. I Comuni di Mamoiada, con mamuthone e issohadore,  di Ottana, con boe, merdùle e sa filonzana, e di Orotelli, con il thurpo, vanno fieri delle loro maschere tradizionali e vogliono difenderle dalle “tante imitazioni che stanno nascendo”.

Lo hanno detto nei giorni scorsi i sindaci dei tre paesi barbaricini, Luciano Barone, Franco Saba e Giovannino Marteddu che a Stintino hanno partecipato al convegno “La maschera sarda, identità di un popolo”, organizzato nei giorni scorsi dal Comune e dall’associazione Il tempo della memoria al nuovo museo della Tonnara. I tre sindaci fanno squadra compatta e sulla questione della valorizzazione delle maschere tipiche dei loro paesi si muovono in piena sintonia.

“È facile identificarsi con le nostre maschere – ha detto Luciano Barone – osservandole si nota un intreccio di tempo e di culture”.

“Stiamo affrontando un percorso condiviso – ha aggiunto Franco Saba – che porta alla tutela delle tradizioni. Vogliamo, inoltre, portare il pubblico a interessarsi delle nostre specificità”.

“Ci stanno incoraggiando a proseguire su questa strada – ha chiuso Giovannino Marteddu – e a impegnarci a fondo nel cercare con cura tutte gli elementi e i particolari che richiede un riconoscimento come quello dell’Unesco”.

Al convegno, moderato dalla consigliera comunale con delega alla Cultura Francesca Demontis, ha partecipato anche Mario Paffi, coordinatore del Museo delle maschere mediterranee di Mamoiada che ha illustrato la rete museale creata nel paese barbaricino e che nel 2016 ha registrato circa 20 mila visitatori.

Gian Paolo Marras, artista e cultore della materia, ha illustrato le modalità di lavorazione delle maschere.

È stato Tonino Loi, invece, a presentare le sette sculture che rappresentano le maschere dei tre paesi e che, da quest’anno, faranno parte integrante del presepe a grandezza naturale che da nove anni viene realizzato nel periodo dell’Avvento.

Le statue di Francesco Cadeddu, il mamuthone, di Pietro Loi, l’issohadore, di Pietro Costa, il boe, di Giuseppe Corongiu, il merdùle, di Tonino Loi, sa filonzana, e quelle di Lello e Amedeo Porru, il thurpo singolo e i thurpos al giogo, sono state posizionate proprio nella prima parte del presepe allestito lungo tutto il porto Minori. Sono loro a dare il benvenuto al visitatore che accede da via Lepanto e che, nel percorso per raggiungere la capanna della Natività, prosegue lungo il pontile dove sono state sistemate le oltre cento statue a grandezza naturale. La capanna con la sacra famiglia è stata allestita nella piazzetta delle vele dove sono presenti anche altri personaggi.

È proprio questo il percorso che il sindaco Antonio Diana e gli ospiti del convegno hanno seguito nella serata inaugurale che ha visto Mtanios Haddad, monsignore della Chiesa cattolica greco melchita e rettore della basilica di Santa Maria in Cosmedi a Roma, benedire il presepe.

Il presepe è visitabile tutti i giorni, da via Lepanto al lungomare Colombo. Per agevolare le visite l’amministrazione comunale ha previsto la possibilità di parcheggio nella piazza dei 45.

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Dal dialogo la lotta alla radicalizzazione
Dal dialogo la lotta alla radicalizzazione

A Stintino la terza edizione del convegno interreligioso Dialogando.

Da una parte una richiesta all’Europa di aiuto e di maggiore attenzione alla situazione dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dall’altra parte la necessità di un dialogo più ampio, perché con la conoscenza, la cultura, si possono superare i fenomeni della radicalizzazione e del terrorismo. Questo in breve quanto emerso a Stintino, durante la terza edizione di Dialogando, il convegno sul dialogo interreligioso che quest’anno ha messo al centro dell’attenzione il ruolo che la religione e la società civile possono avere nella lotta alla radicalizzazione.

A fare da palcoscenico all’incontro, che per il paese è diventato un immancabile appuntamento nel periodo natalizio, è stato il nuovo museo della Tonnara. Qui si sono ritrovati esperti della materia per dare vita a due sessioni di lavoro che hanno concentrato l’attenzione su religione e lotta alla radicalizzazione quindi sul ruolo della società nella lotta all’estremismo religioso.

«Abbiamo ritenuto opportuno confermare la realizzazione di questo appuntamento – ha detto il primo cittadino di Stintino Antonio Diana – anche in coincidenza con l’allestimento del presepe che vuole rappresentare e raccogliere, sotto il segno della pace, le culture di tutto il mondo. Siamo convinti che il dialogo sia la chiave per il confronto tra i popoli e quello che avviene qui, anche grazie a questi incontri, può rappresentare un contributo per la nascita anche di strategie utili ad affrontare problematiche come l’estremismo e la radicalizzazione», ha concluso.

A portare i saluti dell’Università di Sassari e del rettore dell’Ateneo turritano è stato Salvatore Rubino che ha sottolineato l’importanza di iniziative come Dialogando e la necessità di una maggiore cooperazione, strada sulla quale ha detto il docente stintinese, peraltro il governo italiano si sta già muovendo.

Le religioni, è stato detto durante il convegno, devono essere come un ponte tra i popoli, un’occasione di incontro, di dialogo e superamento delle difficoltà. Ma a superare la radicalizzazione religiosa e il terrorismo deve intervenire anche una nuova politica europea, che guardi alla cooperazione e alla promozione dello sviluppo dei paesi del Medio Oriente. Cambiare la realtà dei giovani e avviare strategie che coinvolgano tutti gli Stati del mondo sotto l’egida dell’Onu. E ancora dialogare assieme, parlare di tolleranza per affrontare quel terrorismo che sta deformando l’immagine dell’Islam.

Al tavolo dei relatori, moderati prima da Amer Al Sabaileh, segretario generale del Mediterranean Gulf Forum di Giordania e poi dalla giornalista Valentina Porcheddu, si sono dati il cambio l’Imam libanese del consiglio Alto Druza Cheikh Nazibih Abo Ibrahim quindi Mtanios Haddad monsignore della Chiesa cattolica greco melchita e rettore della basilica di Santa Maria in Cosmedi a Roma e Faisal Mesleh presidente del Center of strategy relation in Libano. E ancora il rettore dell’Università di Tunisi H’maied Ben Aziza, il regista tunisino Mourad Ben Cheikh e Sergio Giangregorio dell’Istituto di ricerca sui rischi geopolitici.

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DETTAGLI EVENTO

15 dicembre 2016 – dalle 17:30 alle 19:30

A chi appartiene il cranio conservato nel reliquario di San Basilio a Oristano? Si tratta di San Basilio o di un altro santo? Quanti anni aveva all’epoca della morte? E dove è vissuto? A questa e ad altre domande cercheranno di rispondere Don Gianfranco Saba, già Rettore del Pontificio Seminario Regionale Sardo e IEM – Istituto Superiore Scienze Religiose Euromediterraneo, Don Francesco Tamponi, Incaricato Regionale C.E.I. per i Beni Culturali Ecclesiastici e per l’Edilizia di Culto in Sardegna, Luca Bondioli, del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” e Salvatore Rubino, del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’ Università degli Studi di Sassari. Sarà presentato al Mut, infatti, il progetto Bioarcheologico sulla reliquia del santo, che per l’occasione sarà esposta al museo, a partire dalle ore 16. Il progetto ha preso le mosse nel 2013, quando i Padri Francescani del Convento di Oristano hanno chiesto una ricognizione del materiale scheletrico contenuto nel reliquario, con l’obiettivo di ottenere nuove informazioni sulla natura della reliquia e sulla sua origine. Se, infatti, la tradizione vuole che nel reliquario sia contenuto il cranio di San Basilio, una recente rilettura ha messo in discussione questa tesi, aprendo la strada a nuove ricerche. Nel 2013 Salvatore Rubino e Luca Bondioli hanno effettuato una prima valutazione sul reperto, costituito da un cranio ben conservato. Analisi future permetteranno la scoperta di ulteriori dettagli: la data di morte, l’origine geografica e perfino la fisionomia dell’individuo.

MAPPA INTERATTIVA

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Stintino per due giorni al centro del Mediterraneo
Stintino per due giorni al centro del Mediterraneo

DETTAGLI EVENTO

9 dicembre 2016 – dalle ore 16:00

Venerdì il convegno “La maschera sarda, identità di un popolo” e sabato la terza edizione di Dialogando quest’anno incentrato su “Le sfide comuni, dallo scontro delle civiltà alla radicalizzazione religiosa”. Gli incontri in programma al Mut. Venerdì l’inaugurazione del presepe a grandezza naturale

STINTINO 8 dicembre 2016 – Due convegni che metteranno Stintino, ancora una volta, al centro del Mediterraneo, quasi come un crocevia di popoli che si ritrovano nel paese di pescatori per un confronto aperto di idee e progetti. A fare da unione tra i due appuntamenti, in programma venerdì e sabato, sarà il presepe a grandezza naturale che quest’anno si arricchisce di nuove statue e sculture.

Il primo convegno è quello di venerdì 9 dicembre, in programma alle 16 al nuovo museo della Tonnara: “La maschera sarda, identità di un popolo”. Sarà questa l’occasione per discutere di identità sarda e di quelle maschere che, tradizionali del carnevale sardo, sono proprie delle comunità dei pastori e dei contadini della Sardegna. Proprio alle maschere si riconosceva il potere di influire sulle sorti dell’annata agraria e sulla fertilità e per questo, malgrado l’aspetto impressionante, la loro visita era attesa e gradita. A fare gli onori di casa sarà il sindaco di Stintino Antonio Diana che anticiperà i suoi colleghi sindaci di Mamoiada Luciano Barone, di Ottana Franco Saba e di Orotelli Giovannino Marteddu. A seguire gli interventi, moderati dalla consigliera Francesca Demontis, di Mario Paffi, coordinatore del Museo delle maschere mediterranee di Mamoiada, di Gian Paolo Marras, cultore della tradizione locale e dell’artista Tonino Loi.

Alle 18, dopo la visita alla mostra delle maschere del carnevale sardo, nel Porto Minori di Stintino sarà inaugurato il presepe a grandezza naturale che quest’anno include la nuova area tematica “l’Identità Sarda” con sette sculture in pietra realizzate da altrettanti artisti sardi. Con il presepe Stintino si apre al mondo e diventa comunitario, proponendo il messaggio della Natività e rende il piccolo paese la “Betlemme d’Europa”. Per l’inaugurazione il presepe è stato arricchito di nuovi pezzi per un totale di 90 statue. All’inaugurazione saranno presenti anche le autorità religiose musulmane e cristiane che parteciperanno al convegno di sabato, con inizio alle ore 9 e dal titolo “Le sfide comuni, dallo scontro delle civiltà alla radicalizzazione religiosa”.

Si tratta della terza edizione di Dialogando che quest’anno vuole esaminare i ruoli che la religione e la società civile possono avere nella lotta alla radicalizzazione. A fare da palcoscenico per il convegno sarà sempre il Museo della Tonnara che ospiterà esperti del Libano, della Giordania e della Tunisia. Sono attesi, tra gli altri, il rettore dell’Università di Tunisi H’maied Ben Aziza e Sergio Giangregorio dell’Istituto di ricerca sui rischi geopolitici. I recenti avvenimenti in Siria, Tunisia, Libia e in gran parte dell’Europa hanno evidenziato quanto sia devastante l’impatto dell’estremismo violento, non solo per le aree direttamente colpite ma anche per la stabilità della comunità globale. Gli sforzi per contrastare la violenza estremista richiedono approcci strategici e sensibili che prendano in considerazione la sua natura e portino alla collaborazione di tutti gli attori coinvolti, a vari livelli, da tale fenomeno.

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